Questa pagina fa da complemento al libro L'Ultimo Segreto di Majorana: La Macchina di Rolando Pelizza. In queste pagine troverai i collegamenti ai video, alle fotografie e alle perizie che sono citati nel testo.

Gran parte del materiale prodotto dai sostenitori di Rolando è pubblicato sul sito ilsegretodimajorana.it e nei libri di Ravelli, ed è qui organizzato per una rapida consultazione.

Se hai già acquistato una copia del libro, seleziona il capitolo che stai leggendo dal menu che trovi in questa pagina. Viceversa, puoi scoprire di cosa si tratta oppure consultare alcuni dei documenti inediti pubblicati nel libro, che trovi qui sotto.

Lorenzo Paletti

P.S. È possibile che le pagine collegate a questo sito vengano modificate o rimosse. Se dovessi notare qualcosa che non funziona, scrivimi a info@lorenzopaletti.it

“Un libro che è molto più di un semplice resoconto: è un'esperienza che ha il fascino dei gialli più intricati e delle storie più incredibili, piena di sorprese e colpi di scena, ma che non perde mai di vista la responsabilità verso la verità dei fatti”

- Massimo Polidoro

“Lorenzo Paletti, fisico e prestigiatore del CICAP, ha avuto la malsana idea di avventurarsi nella scrittura di un capolavoro editoriale sul caso Majorana-Pelizza che presto giudicherete da voi”

- Social Media Manager di Rolando Pelizza

L’ULTIMO SEGRETO DI MAJORANA SU YOUTUBE

DOCUMENTI

Nei suoi libri 2006: Majorana era Vivo e Zitti Tutti: Parla Ettore Majorana, Alfredo Ravelli (cugino e biografo di Rolando) ha pubblicato alcuni documenti a sostegno della sua ricostruzione. Qui trovate invece alcuni frammenti delle dichiarazioni e dei documenti inediti pubblicati e pienamente contestualizzati nel mio libro L’Ultimo Segreto di Majorana: La Macchina di Rolando Pelizza.

LE FOTOGRAFIE DI MAJORANA E ROLANDO

Rolando racconta che la sua Macchina sarebbe stata ideata dal fisico Ettore Majorana, scomparso nel 1938. A sostegno della sua tesi, Rolando pubblica alcune fotografie che sarebbero state scattate a Majorana nel 1976, 1986 e 1996, rispettivamente durante il suo 70esimo, 80esimo e 90esimo compleanno.

Ad un occhio inesperto, il soggetto fotografato di fianco a Rolando nello scatto del 1996 potrebbe non sembrare Ettore Majorana. Oltre a non assomigliare al fisico scomparso, il soggetto delle fotografie pubblicate da Rolando sembra non invecchiare di un giorno nonostante la prima e l’ultima fotografia siano state scattate a vent’anni di distanza.

Nella fotografia che li ritrae insieme, scattata nel 1996, Rolando (sulla destra) ha 58 anni. Majorana, che ne ha appena compiuti 90, sembra averne al più una trentina. In questo caso, il potere ringiovanente della Macchina non c'entra nulla. All’epoca, Majorana e Rolando non l’avrebbero ancora messo a punto. Lo dimostra una dedica a questo proposito che Majorana lascia proprio sul retro di questa fotografia.

Un’analisi dell’ing. Michele Vitiello richiesta da Rolando conclude il soggetto fotografato al suo fianco è con buona probabilità il fisico scomparso. Una differente analisi è stata però eseguita dal prof. Matteo Borrini della Liverpool John Moores University e presentata nel 2023 nel contesto dell’annuale convegno dell’Accademia Americana di Scienze Forensi. Per Borrini, è impossibile che la persona ritratta di fianco a Rolando possa essere Majorana.

Ad accrescere i dubbi c’è anche una peculiare somiglianza. Infatti, il soggetto che compare nelle fotografie di Rolando è incredibilmente simile all’attore spagnolo Pol Nubiala.

Secondo il social media manager di Rolando, la somiglianza tra il soggetto ritratto da Rolando (Ettore Majorana) e l’attore Pol Nubiala sarebbe un caso. Nubiala e Majorana sarebbero semplicemente due sosia: “Considerate che nel mondo esistono ben 7 sosia perfettamente identici ad ognuno di noi”.

Non è chiaro quale sia la fonte scientifica di questa affermazione. Un recente studio pubblicato sulla rivista Forensics Science International ha infatti concluso che le probabilità di trovare un soggetto che abbia caratteristiche facciali identiche ad un altro (che non sia suo gemello) sono una su mille miliardi. Considerato che sul nostro pianeta vivono “solo” 8 miliardi di persone, è quasi impossibile che esista un gemello identico a noi (o a Majorana).

Risultati simili sono stati evidenziati in un altro articolo pubblicato nel 2002 sulla rivista Cell Reports.

In questa sovrapposizione, il volto del soggetto fotografo da Rolando (che, stando alla sua ricostruzione, sarebbe Ettore Majorana) è messo a confronto con quello dell’attore spagnolo Pol Nubiala.

IL VIDEO DELLE TRASMUTAZIONI

Nel 1992, Rolando perfezione la cosiddetta terza fase della Macchina, che permetterebbe di trasmutare un qualsiasi elemento in un altro. In un video della durata di circa due ore, Rolando mostra una collezione di 128 cubi d’oro che avrebbe ottenuto trasmutando altrettanti cubi di gommapiuma.

Ciascuno di quei cubi d’oro pesa 65kg. Il peso complessivo di quello che Rolando chiama “il suo piccolo tesoro” è pari a oltre 8 tonnellate, concentrate su una superficie inferiore a un metro quadrato. Com’è possibile che il pavimento dello stabilimento regga tutto quel peso?

Possibile che il pavimento dello stabilimento in cui si trova Rolando sopporti 8 tonnellate distribuite in meno di un metro quadrato?

La stessa registrazione illustra anche la trasmutazione in oro di un cubo di gommapiuma. Dopo un taglio, un’inquadratura stretta mostra il cubo di gommapiuma appoggiato sul tavolo. La ripresa rimane su questa immagine per diversi minuti, durante i quali Rolando cerca di attivare la Macchina. Infine, con un lampo bianco che acceca la videocamera, il cubo si trasforma.

Dopo 13 minuti di tentativi infruttuosi, Rolando riesce a trasmutare un cubo di gommapiuma in oro.

Gli scettici osservano alcune stranezze. Per esempio: l’ombra di Rolando compare sulla parete dietro al cubo proprio negli istanti che precedono la trasmutazione. Inoltre, durante la trasmutazione, il volume del cubo diminuisce. Utilizzando come riferimento i due punti che separano le ore dai minuti nell’orologio in basso a sinistra dell’inquadratura, il rimpicciolimento è evidente.

Possibile che quel video non mostri la trasmutazione di un cubo in oro, ma un gioco di prestigio? Durante l’ora di attività che non viene ripresa e che precede la trasmutazione, Rolando potrebbe avere preparato la scena.

Dopo avere posizionato un cubo d’oro sul tavolo, Rolando potrebbe averlo coperto con un cubo di gommapiuma da cui avrebbe rimosso la faccia inferiore e tutto il materiale al suo interno, trasformandolo in una scocca vuota in grado di coprire perfettamente il cubo d’oro.

Durante la trasmutazione, il cubo si rimpicciolisce (notate il lato rispetto ai due punti dell’orologio).

Durante la trasmutazione, Rolando avrebbe potuto accendere un flash fotografico posizionato fuori dall’inquadratura. Sfruttando l’improvviso picco di luce che impedisce alla fotocamera di mettere a fuoco l’immagine, Rolando avrebbe potuto sfilare il cubo di gommapiuma per rivelare il cubo d’oro contenuto al suo interno.

Osservando a rallentatore la trasmutazione, nella parte alta dell’inquadratura, sembra quasi di vedere le mani di Rolando che sfilano il cubo di gommapiuma.

Secondo il social media manager di Rolando, quelle non sarebbero le mani di Rolando, ma “un’ulteriore distorsione oppure qualche effetto fisico spiegabile con la fisica di Majorana. […] Gli antiatomi tendono ad aggregarsi, per questo il fascio nelle annichilazioni assume una forma di quadrato con i lati convergenti al centro. Questo potrebbe essere un effetto di quella aggregazione temporanea, o potremmo dire, riorganizzazione degli atomi in una forma diversa più compatta come appunto l’oro”.

Ma per trasformare atomi di carbonio (come quelli che compongono principalmente il polistirolo) in atomi d’oro (come quelli del cubo trasmutato) non è sufficiente riorganizzare la materia: serve crearne di nuova. Infatti il cubo di polistirolo pesa pochi grammi, mentre il cubo d’oro ne peserebbe 65kg.

Rallentando il video, sembra di vedere le mani di Rolando che sfilano un cubo di gommapiuma dal sottostante cubo d’oro.

Terminata la trasmutazione, Rolando allarga l’inquadratura e sposta il cubo su una vicina bilancia meccanica, dove lo pesa. L’indice della bilancia mostra che il cubo peserebbe 65kg. Ma come possiamo essere certi che la tara della bilancia sia corretta?

Un sacco di sabbia o calce per l’edilizia pesa 25kg. Chiunque abbia provato a sollevarne uno ha ben presente quanto è complicato da manipolare. Come può, Rolando, pur non essendo più nel fiore dei suoi anni, spostare più del doppio di quel peso — compresso in un piccolo cubo — con relativa facilità?

Il sospetto avanzato dagli scettici è che quel cubo non sia realmente in oro, ma in ottone, o di qualche altro materiale verniciato con un colore dorato.

Voi sareste in grado di spostare un cubo di 65kg con la facilità con cui lo sta muovendo Rolando?

Nella parte finale del video, Rolando trasmuta anche una croce. In questo caso, secondo gli scettici, Rolando avrebbe incollato una croce d’oro (o di ottone) sul tavolo del suo laboratorio. Di fronte alla croce di metallo, Rolando avrebbe poi appoggiato una croce di gommapiuma leggermente più grande, così da coprire quella in ottone.

Durante la trasmutazione, Rolando avrebbe acceso il flash posizionato dietro la telecamera. Con la telecamera nuovamente abbagliata dal lampo, Rolando avrebbe potuto far cadere la croce di gommapiuma con un semplice soffio.

In effetti, nel video completo, si sente un soffio proprio durante la trasmutazione.

Ascoltate con attenzione l’audio di questo estratto: sembra che Rolando soffi sulla croce proprio durante la trasmutazione.

L’OPINIONE DI ERASMO RECAMI SULLE LETTERE

A sostegno della sua ricostruzione, Ravelli pubblica diversi manoscritti firmati da Ettore Majorana, inviati a Rolando dopo la sua scomparsa del 1938. I pareri tecnici della grafologa Chantal Sala sembrano confermare che si tratta effettivamente della calligrafia di Majorana, ma non tutti sono convinti.

Tra gli scettici figura anche Erasmo Recami, fisico e biografo di Ettore Majorana. Secondo il social media manager di Rolando: “Recami e Rolando Pelizza erano grandi amici infatti soprattutto negli ultimi anni si era cosi convinto della genuinità delle prove presentate da Rolando da voler partecipare, mettendoci la faccia, al famoso Convegno di Pavia del 2018”.

Ascoltando l’intervento di Recami, lungo poco più di tre minuti, appare però evidente come il fisico si limiti a ricostruire brevemente le pubblicazioni accademiche di Majorana precedenti la sua scomparsa, facendo attenzione a non esporsi a favore della ricostruzione di Rolando e Ravelli.

Ho sentito che voi avete applaudito un video che terminava dicendo che Rolando e Majorana, se è vero che dietro Rolando c’è Majorana, meritano 100 premi Nobel. Io sono esperto solo del Majorana standard. Quello classico: dal 1906 al 1938.
— Erasmo Recami

Non c’è dubbio che Recami avesse costruito un rapporto di amicizia con Rolando, ma questo non significa che il biografo credesse nell’autenticità delle sue lettere. Il convegno di Pavia si tiene nel 2018. L’anno seguente, nel 2019, Recami pronuncia queste parole:

Io sono molto in dubbio circa le perizie. Prima di tutto perché - per esempio - a proposito della calligrafia di Ettore Majorana io credo di essere chi al mondo la conosce meglio perché ho cominciato nel 1969 a scoprire documenti di Ettore. Quindi ho cinquant’anni di esperienza sulla sua calligrafia. Quindi mi fido più del mio occhio che delle perizie dei calligrafi. Però, riguardo alle lettere che Majorana avrebbe scritto in anni recenti, io ho molti dubbi. Perché la calligrafia ammetto è la sua, anzi è fin troppo uguale alla calligrafia di un tempo. Però il contenuto no.
— Erasmo Recami
Le lettere presunte di Majorana presentate da Pelizza avevano la parola scienza senza la i. Allora io glielo feci notare, dicendo che Ettore non avrebbe fatto un errore del genere neanche dopo 30 anni o 60 anni. E allora lui fece correggere le lettere. Da chi? Lui dice che - essendo rinato, Ettore Majorana, ringiovanito, ora ha 30 anni - le faceva riscrivere da lui che ha la stessa calligrafia dei tempi antichi.
— Erasmo Recami

Secondo il social media manager di Rolando, Majorana avrebbe volutamente inserito simili errori nel testo per codificare messaggi segreti in caso quelle lettere fossero state intercettate: “Gli errori riscontrati nelle lettere facevano parte di un codice cifrato usato tra Majorana e Rolando per parlare fra di loro senza essere intercettati”.

Anche ammettendo che questo sia vero: perché Majorana avrebbe dovuto utilizzare un codice così esplicito? Solitamente, i messaggi cifrati che vengono nascosti all’interno di altri testi sono creati perché un lettore estraneo non sia in grado di riconoscerli. Ma vedere un illustre scienziato come Majorana che scrive “scienza” senza la “i” avrebbe fatto sorgere un sospetto a chiunque stesse cercando di infilarsi nelle comunicazioni tra Rolando e il fisico scomparso.

A questo proposito: anche non conoscendo il codice, il testo delle lettere di Majorana parla in maniera piuttosto esplicita della Macchina e delle sue funzioni. Stando a Rolando, Majorana avrebbe finto il proprio suicidio per ritirarsi a vita privata. Tra gli anni ‘70 e ‘80, durante le trattative con i governi di Italia, Stati Uniti e Belgio, Rolando protegge l’identità di Majorana raccontando che dietro la Macchina ci sarebbe un gruppo europeo di ricercatori. Solo nel 2001 Majorana concede a Rolando di parlare della loro relazione e pubblicare le lettere. Ma se Majorana voleva rimanere nascosto, e temeva che qualcuno potesse mettere le mani sulla sua corrispondenza, perché firmare le lettere con il proprio nome e non con uno pseudonimo?

Inoltre: perché le lettere di Majorana pubblicate da Ravelli hanno la parola “scienza” scritta correttamente? Forse Majorana ha prodotto due versioni di ciascuna lettera: una contenente il codice segreto (con la parola “scienza” scritta senza la “i”), che ha inviato a Rolando, e una seconda, grammaticalmente corretta, pubblicata da Ravelli. Ma un malintenzionato che fosse riuscito a mettere le mani su entrambe le versioni della stessa lettera avrebbe potuto confrontare le differenze e dedurre lo stratagemma di Majorana per nascondere il proprio messaggio.

Considerato il genio che lo distingueva, è difficile credere che Majorana abbia rischiato tanto. È quindi più probabile che Ettore abbia scritto solo una copia (codificata) delle sue lettere. Ma, allora, da dove arrivano le lettere non codificate pubblicate da Ravelli? Forse Majorana ha scritto quelle lettere proprio nel 2001, quando ha concesso a Rolando di pubblicare i suoi manoscritti. Ma perché avrebbe dovuto farlo?

Ad ogni modo, oltre ad essere stato biografo di Ettore Majorana, Erasmo Recami è anche stato fisico e docente universitario. Alfredo Ravelli sostiene che Rolando avesse una rara abilità matematica, ma nessuno dei documenti da lui pubblicati contiene una sola formula. Inoltre, in due libri che Rolando scrive negli anni ‘90 con Roberto Guzzo, si trovano diversi grossolani errori di fisica. Ciononostante, Ravelli racconta che Rolando sarebbe stato allievo di Ettore Majorana, uno dei più celebri fisici della Storia.

Recami, che ha avuto occasione di confrontarsi a lungo con Rolando, ha espresso sempre nel 2019 le sue perplessità riguardo le conoscenze scientifiche di Rolando.

Il contenuto di quelle lettere sembra proprio scritto da Rolando Pelizza stesso.
— Erasmo Recami
Riguardo all’uso quantistico, non c’entra niente Rolando Pelizza, che è ignorantissimo di fisica. Soprattutto di quella recente.
— Erasmo Recami

IL GROSSOLANO FOTOMONTAGGIO

La fotografia, definita da Rino Di Stefano come un “grossolano fotomontaggio” che ritrarrebbe Rolando di fianco a Majorana nel chiostro di un monastero.

Tra le fotografie che ritraggono Ettore Majorana al fianco di Rolando, ce n’è una pubblicata in fondo ad un volumetto digitale distribuito sui suoi canali social. Questa immagine sarebbe stata scattata il 26 febbraio 1964 nel chiostro del monastero dove il fisico scomparso si sarebbe rifugiato dopo avere inscenato il proprio suicidio. Majorana e Rolando, in lontananza e sfocati, posano uno di fianco all’altro.

Sul retro della fotografia, Majorana lascia una dedica a Rolando: “Caro Rolando, ti porgo i miei auguri di buon compleanno. Con oggi termina il mio insegnamento, ora sei pronto per tentare la realizzazione della Macchina. Ti raccomando prudenza. Sai perfettamente a cosa vai incontro”.

Quel giorno, Rolando ha compiuto 26 anni. Eppure, nella fotografia, di anni sembra averne almeno 40. Al contrario, Ettore dovrebbe avere 57 anni, ma sembra al più un quarantenne.

Inoltre Majorana indossa solo un completo chiaro. Cosa ci fa, Ettore, all’aperto, con una giacca estiva, in inverno? Tra le immagini più note di Majorana ce n’è una che lo immortala al fianco di suo padre e delle sorelle Maria e Rosina. In quella fotografia, scattata nel luglio del 1931, Majorana indossa la stessa giacca che ha nella fotografia pubblicata da Rolando.

Ettore ha portato con sé quella giacca quando ha finto il proprio suicidio? L’ha conservata, dal 1931 al 1964, per 33 anni, per indossarla ancora (fuori stagione) in quella fotografia di fianco a Rolando?

Guardando con maggiore attenzione, si nota che la giacca non è l’unica cosa molto simile alla fotografia del 1931. Ettore è esattamente nella stessa posizione. Il bavero della sua giacca ha la stessa piega. Le gambe hanno la stessa postura. Quello non sembra solo lo stesso completo, quello sembra esattamente lo stesso soggetto.

A pagina 482 del suo libro Il Caso Majorana-Pelizza, il giornalista Rino Di Stefano definisce questa immagine come “un grossolano fotomontaggio”. Ma se il Majorana ritratto al fianco di Rolando è stato ritagliato da una fotografia originale del 1931, quello pubblicato da Rolando e spacciato come una fotografia del 1964 sarebbe in realtà un falso.

E se quella fotografia è falsa, allora deve esserlo anche la dedica scritta sul retro. Ma allora chi ha scritto quella dedica? È stato Majorana, che per aiutare Rolando a sostenere la sua tesi avrebbe finto che lo scatto lo ritraesse realmente nel 1964? Se quella dedica è contraffatta, possono esserlo anche tutte le lettere di Majorana scritte a Rolando con quella stessa, inconfondibile calligrafia.

Il social media manager di Rolando sostiene che questa immagine non sarebbe un fotomontaggio. Infatti: “Abbiamo già dimostrato che la foto è autentica, e il vestito usato da Majorana pur essendo lo stesso  probabilmente della foto dell’epoca mostra diversità rispetto alla foto del 1931. Ad esempio, cravatta diversa, braccio della sorella assente, pieghe del pantalone assenti, viso diverso ed altri elementi”.

È molto curioso che Majorana abbia scelto di portare con sé, nella notte di marzo in cui ha finto il proprio suicidio, un completo che indossava sotto il caldo sole di luglio sette anni prima. È ancora più curioso che abbia conservato quella giacca per 26 anni, togliendosi l’abito talare per posare in una fotografia che il giornalista Rino Di Stefano ha scoperto essere stata scattata nel porticato dell’ex convento della Certosa di Calci.

Benché il fotomontaggio sia datato 1964, non ci sono prove che la fotografia sia di quell’epoca. È possibile che l’immagine sia stata creata recentemente con tecniche di editing digitale. Questo spiegherebbe perché Rolando appare molto più vecchio dei 26 anni che compiva quel giorno. Chi ha creato l’immagine potrebbe averla modificata volutamente, inserendo delle differenze per rendere meno evidenti le somiglianze con la fotografia originale.

Ma ipotizziamo pure che quello scatto sia genuino. Se, come scrive il social media manager, il viso del soggetto ritratto di fianco a Rolando nel 1964 è “diverso” da quello che si vede nella fotografia di Majorana del 1931, come può, quella persona, essere Ettore Majorana?

In questa sovrapposizione, la giacca del soggetto fotografato di fianco a Rolando (che, stando alla sua ricostruzione, sarebbe Ettore Majorana) è messo a confronto con la giacca indossata da Majorana in una fotografia del 1931.

I BREVETTI DI ROLANDO

A pagina 40 del suo libro 2006: Majorana era Vivo, il cugino e biografo di Rolando, Alfredo Ravelli, racconta che — tra gli anni ‘70 e ‘80 — Rolando “sfornava” brevetti. Inoltre, a pagina 105, Ravelli racconta che Rolando avrebbe depositato il brevetto della Macchina in Belgio con il nome Rematom. Eppure di quelle proprietà intellettuali non esistono tracce. Cercando nel sito dello European Patent Office il nome di Rolando Pelizza o il nome delle società citate da Ravelli è possibile rintracciare solo quattro brevetti.

I primi tre risultano registrati dalla Test Uno SpA con sede a Chiari (paese natale di Rolando) e riguardano una vasca da bagno su ruote, una fibra sintetica e un busto ortopedico. I primi due brevetti non riportano il nome di un inventore, mentre il terzo (riguardante il busto ortopedico) è registrato a nome di Giorgio Brunelli.

Secondo il suo social media manager, questi tre brevetti non sarebbero in alcun modo correlati a Rolando. Infatti, a suo dire, la società fondata da Rolando si sarebbe chiamata Test Uno Srl e non Test Uno SpA. Ma a pagina 130 del libro 2006: Majorana era Vivo, Alfredo Ravelli scrive che Rolando avrebbe fondato una società chiamata proprio Test Uno SpA.

Inoltre emerge una curiosa coincidenza. Il brevetto del materiale sintetico depositato dalla Test Uno SpA di Chiari (che non avrebbe nulla a che vedere con Rolando) viene inviato all’ufficio brevetti italiano il 22 novembre 1978. Cinque mesi dopo, il 25 aprile 1979, lo stesso brevetto viene depositato all’ufficio brevetti tedesco. La società che deposita il brevetto in Germania si chiama Test Uno SpA, con sede a Chiari. Mentre l’inventore, che al momento della richiesta rivendica anche la paternità del brevetto italiano, si chiama Rolando Pelizza.

Benché il brevetto tedesco indichi un palese legame tra Rolando e i tre brevetti italiani della Test Uno SpA, il social media manager di Rolando lo nega, sminuendo le tre invenzioni: È diverso dire che Rolando ha brevettato, busti ortopedici, un tessuto sintetico e una vasca da bagno per ospedali, mentre ha fatto cose ben più importanti”.

Il social media manager sta facendo riferimento al quarto brevetto correlato a Rolando. L’invenzione descritta in quel documento è attualmente commercializzata con il marchio FoamFlex200 da una società che – con il suo nome – omaggia le prime attività imprenditoriali di Rolando. Si tratta della Test 1 di Alessandro Taini con sede a Brescia. Il brevetto della spugna è firmato da Giuseppe Peroni e Rolando Pellizza (scritto con doppia lettera l), ma è stato depositato nel 2015.

Dove sono tutti i brevetti che Rolando “sfornava” tra gli anni ‘70 e ‘80 e di cui parla Ravelli? E dov’è il brevetto della Macchina depositato con il nome Rematom all’ufficio brevetti belga? L’unico brevetto di quel periodo chiaramente firmato da Rolando risulta essere quello relativo alla fibra sintetica.

IL PARERE DI MASSIMO PUGLIESE SU ROLANDO

Ex agente del servizio segreto italiano e membro della loggia massonica P2, Massimo Pugliese è stato al fianco di Rolando nel corso delle trattative per la vendita della Macchina ai governi di Italia, Stati Uniti e Belgio.

Per questo motivo, ad eccezione di Rolando, Pugliese è la persona che meglio può descrivere cosa sia accaduto durante quegli anni. In una sua conversazione con Antonio Mancini, Pugliese non risparmia critiche nei confronti di Rolando.

Pelizza ha preso in giro e continua a prendere in giro tutti. Ha portato avanti infinite trattative ma, sul punto di concludere, ha mandato all’aria tutto, per poi ricominciare daccapo. Così con lo [sic] inviato della Casa Bianca, con l’on. Fortuna, con i belgi. Quando è messo alle strette rompe il rapporto e ne ricerca, ne inventa uno nuovo. Guai ad assecondarlo, a dargli spago. È un uomo che è venuto a contatto con persone di levatura ben diversa dalla sua. Il gioco gli è andato bene finora e si è montato la testa. Bisogna assolutamente cambiare sistema. E non c’è bisogno di fare cose difficili: basta applicare la legge. Pelizza ha timore di una cosa soltanto: della galera.
— Massimo Pugliese

Nel suo libro 2006: Majorana era Vivo, Alfredo Ravelli sostiene che suo cugino Rolando avrebbe brevettato la Macchina con il nome Rematom presso l’ufficio brevetti belga. Sembra però impossibile trovare traccia di quel brevetto sia pressso l’ufficio brevetti belga che sia presso lo European Patent Office, cercando il nome di Rolando, il nome Rematom o i nomi delle società che sarebbero state correlate alla vendita della Macchina in Belgio.

Anche Massimo Pugliese sostiene che non sarebbe stato possibile brevettare la Macchina. Infatti pubblicare il brevetto equivarrebbe a rivelarne la costruzione e il funzionamento.

L’invenzione in questione non è stata brevettata perché non ne sarebbe tutelabile la segretezza.
— Massimo Pugliese

I DUBBI DI GIUSEPPE SANTOVITO

Alfredo Ravelli racconta che Pugliese sarebbe stato in stretto contatto con il generale Giuseppe Santovito, suo superiore al SID. Secondo Ravelli, Santovito e la politica italiana avrebbero dimostrato grande interesse verso la Macchina di Rolando. Ma la deposizione di Santovito al processo Armi & Droga offre una prospettiva diversa.

Il Pugliese mi fece vedere un filmato con riproduzione degli effetti di tale congegno. Io non ne fui convinto e consigliai a Pugliese di abbandonare l’idea. Successivamente quando ero a capo dei servizi, nel 1978-79, venni chiamato dal Ministro per la Ricerca Scientifica Vito Scalia. Mi chiamò e mi chiese se io sapevo qualche cosa di tale ordigno e gli risposi che non ero convinto della fondatezza di tale raggio della morte; il ministro mi chiede di approfondire la questione. Io mi rimisi in contatto con il Pugliese e feci fare accertamenti tramite persone dei servizi che confermarono i miei dubbi. Non vennero fatte relazioni di servizio ma tali accertamenti furono comunicati a me a voce e da me al ministro Scalia quindi considerai completamente chiusa la vicenda.
— Giuseppe Santovito

ONOREVOLE FLAMINIO PICCOLI

Durante le trattative con il governo italiano, Rolando viene a contatto con gli onorevoli Piccoli e Fortuna. Anche Giulio Andreotti, uno degli uomini più potenti d’Italia, viene a sapere della Macchina. A pagina 107 del suo libro Il Segreto di Majorana: due uomini, una macchina, Ravelli racconta che Piccoli l’avrebbe definita “fantascienza”, definendola “l’ultimo sogno dell’uomo”.

Negli anni ‘70, per valutare la reale funzionalità della Macchina, il governo italiano chiede al fisico Ezio Clementel del Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare di proporre delle prove da eseguire con la Macchina. Rolando esegue quelle prove in solitaria, al Baremone, e si riprende con una telecamera. Ravelli racconta la reazione entusiasta di Clementel di fronte a quelle riprese, ma la deposizione di Piccoli al processo Armi & Droga sembra smentirlo.

Nel febbraio del 1977 il prof. Clementel, incontrandomi, mi riferì che l’esperimento non aveva avuto luogo e amaramente mi dichiarò che eravamo in presenza di una proposta ingannevole.
— On. Flaminio Piccoli
Io di tale questione non ho saputo più niente da quando il prof. Clementel mi dichiarò in un breve incontro che stava sforzandosi di ottenere l’esperimento che considerava il momento della verità essendo emersi in lui molti dubbi.
— On. Flaminio Piccoli

Nel suo libro 2006: Majorana era Vivo, Alfredo Ravelli sostiene che Rolando e Pugliese non avrebbero mai chiesto anticipi in denaro ai governi con cui stavano trattando per la vendita della Macchina: “Pugliese giustamente non voleva chiedere nessun anticipo, anche per evitare il sospetto che si stesse organizzando una truffa data la stranezza di quanto si andava a proporre”.

La deposizione di Flaminio Piccoli sembra però confermare che Rolando e Pugliese avessero chiesto un anticipo in denaro al governo italiano.

Io quando sentii parlare di una richiesta di 50 milioni rimasi ancora più perplesso perché evidentemente doveva trattarsi di un bluff senza fondamento di serietà. Cioè l’impressione che io ebbi fu che in tale affare lui intendesse ricavare per proprio profitto la somma menzionata. Successivamente i miei dubbi si accrebbero allorquando il prof. Clementel, dopo avere tentato di fissare la data dell’esperimento, manifestò anche a me le sue personali perplessità sulla esistenza e validità della tecnologia offerta.
— On. Flaminio Piccoli

ONOREVOLI LORIS FORTUNA E GIULIO ANDREOTTI

Anche l’onorevole Loris Fortuna sarebbe stato interessato a Rolando e all’invenzione ideata da Ettore Majorana. Secondo la ricostruzione di Ravelli, Fortuna avrebbe ricevuto l’incarico di redigere una bozza di accordo per la cessione della Macchina.

Nella sua deposizione al processo Armi & Droga, Fortuna esprime i dubbi suoi e del prof. Clementel a proposito dell’effettivo funzionamento dell’invenzione di Rolando.

Il dott. Pugliese mi mostrò anche delle proiezioni molto confuse, che rappresentavano l’effettuazione dell’esperimento. Il prof. Clementel fece una relazione che consegnò all’onorevole Piccoli. L’onorevole Piccoli la consegnò a me ed insieme ne parlanno in quanto non poteva non rimanersi perplessi considerate le dichiarazioni del prof. Clementel. Quindi io mi incontrai con il Pugliese e gli dissi che non era il caso di proseguire le trattative a meno che non fosse stato effettuato un esperimento alla presenza degli scienziati di fiducia delle parti. [...] Poi, poiché l’esperimento non veniva mai effettuato, io dissi al Pugliese di lasciar perdere e che non intendevo più occuparmene.
— On. Loris Fortuna

Interrogato nel contesto del processo Armi & Droga, Giulio Andreotti sottolinea nuovamente i dubbi fatti emergere da Ezio Clementel del CNEN.

Il ministro della ricerca scientifica Mario Pedini mi informò di avere avuto notizia di una scoperta scientifica. [...] Il prof. Clementel in un primo tempo mi riferì di aver visto una documentazione cinematografica piuttosto impressionante, ma successivamente venne a dirmi che avendo richiesto di esaminare la macchina in questione e di assistere di persona ad un esperimento, gli si erano opposte strane difficoltà, compreso l’avaria della macchina stessa. La conclusione che Clementel ne traeva era che non si trattasse di una operazione limpida e che, pertanto, fino all’acquisizione di eventuali nuovi dati non fosse opportuno continuare ad avere i contatti.
— On. GIulio Andreotti

L’ULTIMO SEGRETO DI MAJORANA:
LA MACCHINA DI ROLANDO PELIZZA

In una notte del 1938, il geniale fisico Ettore Majorana scompare misteriosamente. Vent’anni dopo, un imprenditore bresciano racconta di avere conosciuto Majorana in un monastero del sud Italia. Nascosto tra i frati, Majorana ha proseguito le sue ricerche e progettato una Macchina capace di annichilire la materia, produrre energia infinita, trasmutare un elemento in un altro e ringiovanire un organismo.

Quell’imprenditore si chiama Rolando Pelizza e viene incaricato da Majorana di costruire questa nuova rivoluzionaria Macchina.

Sarebbe una storia incredibile, se non fosse che Rolando ha tutte le prove: lettere periziate scritte da Majorana dopo il 1938, fotografie al fianco di Majorana, video in cui si vede Rolando trasformare cubi di gommapiuma in oro e documenti riservati dell’ambasciata americana che dicono di tenere d’occhio la sua invenzione.

Il nome di Rolando finisce sui giornali in diversi occasioni: quando, negli anni ‘70, è il principale accusato del rapimento della madre di Alain Elkann. O quando gli vengono perquisiti oltre 100 quadri dal valore di miliardi di Lire. O, ancora, quando finisce al centro di un processo per traffico d’armi per avere cercato di vendere quella Macchina ai governi di Italia, Stati Uniti e Belgio.

Lorenzo Paletti sviscera l’incredibile vicenda di Rolando Pelizza e della Macchina di Majorana con documenti inediti che illuminano gli angoli più oscuri di questa storia che ha per protagonisti scienziati, politici, massoni e servizi segreti.

RECENSIONI DEI LETTORI

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“Il libro altro non è che l'ennesimo tentativo di sporcare una storia che invece è cristallina e piena di prove inconfutabili. La maggior parte delle quali probabilmente l'autore fatica ad accettare e/o a capire. Sconsiglio l'acquisto a meno che non si voglia sovvenzionare un libro farsa utile solo al conto corrente dell'autore, non certo a far luce sulla verità dei fatti.”

- Social media manager di Rolando

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“Questo libro si pone il nobile intento di fare chiarezza e di andare al sodo sul caso Majorana-Pelizza, tuttavia dopo un'attenta lettura mi sono accorto che i fatti sono manipolati e che l'autore si contraddice numerose volte. Ne risulta, a mio avviso, un tentativo, neanche tanto nascosto, di gettare ombre sulla vicenda, piuttosto che chiarirla.”

- Ste, sostenitore di Rolando

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“Tutti i capitoli sono fuorvianti, viene raccontata la storia a proprio modo senza uno straccio di prova!
Eppure lo staff di Rolando Pelizza è pieno di prove
analizzabili ma non vengono citate minimamente”

- Daniele, sostenitore di Rolando

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“Non lo consiglio. I pochi documenti menzionati sono riportati in modo parziale estrapolando elementi dal contesto allo scopo di sostenere le tesi dell'autore. Un esempio per tutti: nel capitolo 5 viene attribuito a Rolando Pelizza la realizzazione di un busto ortopedico, con tanto di immagine, prodotto, secondo l'autore, dall'azienda di Rolando Test Uno Spa. Peccato che l'azienda di Rolando si chiamasse Test Uno Srl e non avesse nulla a che vedere con busti ortopedici o similari! Una svista ad uso e consumo di chi non conoscendo i particolari si affida in buona fede alle ‘ricostruzioni’ dell'autore?”

- Domenico, sostenitore di Rolando che non ha visto il brevetto tedesco

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“Un libro che ha come filo conduttore manipolare i fatti. Omette un sacco di elementi che invece sono stati esplicitati in altri 4 libri scritti da Alfredo Ravelli. Solleva sospetti infondati sull'operato di Rolando Pelizza e sulla sua incredibile storia. Tanto per fare degli esempi, il libro prova a smontare le perizie senza nessuna controperizia. Infatti contro la perizia calligrafica, a parte qualche mera considerazione personale non suffragata da fatti, non fornisce alcuna analisi professionale. Per contrastare invece la perizia antropometrica dell'ing. Vitiello invece cita con poche righe una presunta analisi di un certo prof. Borrini. Ma nessuna immagine, nessun dato o perizia viene riportata nel libro. Quindi tanto rumore per nulla. Si è persa l'ennesima occasione per raccontare seriamente una storia vera. Pensavo di trovare un libro di svolta invece mi sono ritrovata a leggere qualcosa di aberrante, banale e sinceramente deludente. Sconsiglio l'acquisto del libro.”

- Claudia, sostenitrice di Rolando a cui sono sfuggite le osservazioni di Recami e il curriculum del prof. Borrini

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“Un libro fuffa, ne sconsiglio l'acquisto sono rimasto deluso dal suo contenuto, mi aspettavo di leggere un resoconto della vicenda ed invece mi sono imbattuto in un autore Paletti, che denigra Ettore Majorana e Rolando Pelizza. Il libro omette volutamente dettagli e prove schiacciati ed evidenti. Del resto cosa si poteva aspettare da un libro che ha la firma di prefazione di Massimo Polidoro presidente del Cicap....”

- Client Kindle, sostenitore di Rolando cui è sfuggito che Massimo Poldoro non è presidente del CICAP dal 2001

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“Fermarsi alla superficie delle cose questo è l'atteggiamento più comodo e sbagliato... come complimentarsi per l'impaginazione!! E' un libro che cavalca una storia di vita e un mistero proponendo la solita critica all'impossibile... Io sono un ricercatore e come tale ho approfondito degli aspetti scientifici del lavoro teorico di Majorana e alcune sue conseguenze tecnologiche pratiche. Non credo che Paletti e Polidoro si siano mai rimboccati le maniche e provato a verificare almeno in parte alcuni aspetti tecnici della macchina di Majorana cosi come descritta e realizzata da Rolando Pelizza.... avrebbero potuto verificare ad esempio cosa succede mettendo del mercurio in una sfera e ponendola in rotazione! Io l'ho fatto e ho scoperto dei comportamenti particolari del mercurio e alcuni suoi inaspettati ‘effetti elettromagnetici’.”

- Manuele, sostenitore di Rolando

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“Ho scaricato l'estratto e l'intento di questo libro è quello di riportare in modo volutamente alterata la vera storia di Rolando e di come ha conosciuto e cosa ha fatto insieme ad Ettore Majorana. Se veramente volete conoscere la vera storia vi consiglio di leggere i libri scritti da Alfredo Ravelli che riportano in modo dettagliato tutta la storia che per quanto incredibile possa sembrare è tutta realtà.”

- Matteo, sostenitore di Rolando che ha dedotto il contenuto del libro dal primo capitolo (che parla solo della storia di Majorana)

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“Ormai i goyim sanno, ‘libro’ fuffa palesemente costruito ad arte per disinformare, ormai vi riconosciamo, ormai ne avete fatte troppe, le prove ci sono e i documenti sono facilmente reperibili da tutti.... pessimo pessimo pessimo solito lavoro da mercenari al soldo dei nasoni padroni...”

- Marco, sostenitore di Rolando

★★★★★

“Stanca di sentire abusato il buon nome dello scomparso prof. Ettore Majorana da una sgangherata e drammaticamente credulona fan-base che lo vorrebbe ancora vivo a 118 anni, ho letteralmente divorato il libro, trovando finalmente spiegazioni pacate, logiche, chiare, coerenti e perfettamente condivisibili sulla vicenda che vede coinvolto un inventore bresciano, sedicente "amico" e braccio destro di questa improponibile versione di Ettore Majorana. Mi fa perfino senso (un terribile senso di ingiustizia) chiamare con lo stesso nome dell'impareggiabile genio catanese questo fantomatico benefattore, che finora non ha fatto alcun bene, se non ringiovanirsi e andare in America ad asservire un governo dispotico, guerrafondaio e antiecologico!.”

- G.A.S.

★★★★★

“L'ho trovato molto interessante e chiarificatore. Mi spiace che gli eventi paradossali descritti nel libro hanno, in qualche modo, macchiato l'immagine del genio Ettore Majorana.”

- Stefano

★★★★★

“Libro fondamentale. Opera eccezionale per accuratezza, ottima per capire una vicenda così complessa e ricca di soprese.”

- Marco

★★★★★

“Un libro che ti incolla. Mi è arrivato ieri e l'ho divorato. Interessante, ben scritto, avvincente e oltremodo interessante.”

- Pierangelo

★★★★★

“Finalmente un’opera chiara e completa sulla vicenda Majorana Pelizza. Felice di sovvenzionare l’autore per questo libro illuminante che fa luce, una volta per tutte, sulla verità dei fatti. 5 stelle anche solo per l’impaginazione, i documenti e gli articoli.”

- Elena

★★★★★

“Un’opera che si distingue per la sua capacità di trattare in modo rigoroso e dettagliato uno dei più affascinanti e controversi misteri della fisica e della storia contemporanea: la presunta scomparsa di Ettore Majorana e il legame con l’enigmatica Macchina di Rolando Pelizza. L’autore dimostra una straordinaria abilità nel collegare i fatti storici documentati con le teorie scientifiche più complesse, offrendo al lettore un’analisi che combina rigore accademico e narrazione avvincente.”

- Antonio

★★★★★

“Chi sostiene che questo libro resti in superficie, probabilmente non lo ha letto. Paletti non si schiera MAI apertamente sulla figura di Rolando, ma si limita a confrontare le prove fornite da Rolando, le conoscenze scientifiche disponibili e le ipotesi avanzate dagli scettici. Emergono così una serie di DUBBI PIÙ CHE FONDATI sulla storia che Rolando e i suoi seguaci portano avanti da anni. Avendo letto tutti gli altri libri su questa vicenda, se dovessi consigliarne uno a chi si avvicina per la prima volta all’argomento, sarebbe sicuramente questo.”

- Davide